Il nostro organismo è una complessa macchina fatta di delicati equilibri. Il grande biologo francese Claude Bernard ha equiparato i fluidi corporei agli antichi oceani da cui ci siamo tutti evoluti ed ha affermato che “la costanza dell’ambiente interno è la condizione di un’esistenza libera e indipendente”, cioè la capacità umana di vivere sulla terra, lontano dai mari primordiali
Scienza della ritenzione idrica
Sulla base di studi sull’uomo e sugli animali da esperimento dunque, generazioni di fisiologi renali hanno descritto l’omeostasi osmotica, cioè l’equilibrio nel corpo tra la quantità, ad esempio, di sale e di acqua.
In altre parole, il sale aumenta l’osmolalità del sangue, che a sua volta viene rilevata dal tronco cerebrale, instaurando la sensazione di sete. Bevendo dunque, aumenta l’afflusso di sangue a cuore e reni, stimolando la filtrazione glomerulare e facendo sì che il sale che abbiamo ingerito venga eliminato.
I sintomi della ritenzione idrica
E’ normale avere, nel corso della vita, variazioni nella quantità di liquidi ritenuta all’interno del nostro corpo. Nelle donne ad esempio, nella fase premestruale, gli ormoni sessuali attivano la ritenzione idrica, per poi allentare la loro attività con l’arrivo o subito dopo il ciclo mestruale. Simile meccanismo si ritrova nelle donne in gravidanza. Inoltre spesso attribuiamo erroneamente un aumento di peso al ristagno dei liquidi, quando in realtà il suo contributo è minimo nella conta generale. Alle volte però, la ritenzione idrica può rappresentare un problema ben più importante, come nel caso della comparsa di veri e propri edemi, specialmente a livello delle caviglie. In questo caso, premendo con forza sulla zona “gonfia”, noteremo che l’impronta rimarrà per qualche secondo, segno della presenza dei cosiddetti edemi declivi.
La comparsa delle “caviglie gonfie” è nella maggior parte dei casi dovuta a tacchi, calzature scomode, vita sedentaria o posizione seduta o in piedi per lungo tempo, ma in altri casi può celare una condizione medica ben più seria. La forma più comune riguarda l’insufficienza venosa, dovuta al mal funzionamento delle valvole venose per il ritorno sanguigno al cuore. Ben più seria è l’insufficienza cardiaca, in cui il cuore non è più in grado di fare il suo lavoro di pompa sanguigna. Anche disturbi ormonali a carico della tiroide possono essere responsabili di fluttuazioni nell’eliminazione dei liquidi.
Rimedi
Proprio per la loro grande incidenza sulla popolazione, la ritenzione idrica e l’ipertensione sono due argomenti fonte di grande interesse in campo medico. Fin dai tempi di Bernard infatti, fisiologi e medici hanno lavorato per capire come mantenere stabile l’osmolalità e il volume circolatorio complessivo a fronte di enormi cambiamenti nell’assunzione di sale. In molti testi di nefrologia si è deciso dunque di raccomandare di limitare l’apporto di Cloruro di Sodio (sale) ad un massimo di 5 grammi ogni 24 ore.
Quando in passato la nostra dieta era costituita da cibi poco processati, con un gusto naturalmente deciso per la loro ricchezza di minerali che prendevano dal suolo, molto probabilmente questa fatidica soglia veniva raramente superata. Oggi però, con l’arrivo dell’industria dei cibi confezionati, degli snack, degli scatolati, e così via, nella maggior parte dei casi la soglia dei 5 grammi viene superata abbondantemente anche senza rendercene conto. Se prestassimo un po’ di attenzione infatti realizzeremmo che nella composizione di molti cibi commerciali viene sempre aggiunta una modesta quantità di sale, a volte insieme allo zucchero, od al glutammato monosodico (potenziatore di aroma artificiale). Con l’arrivo dei fast food inoltre, il cui punto di forza è offrire cibi molto gustosi oltre che incorniciati da un pomposo marketing, la strategia del “sale nascosto” sembra averci sempre più rapidamente condotto alla via della pressione alta.
Gli esperti raccomandano di prestare attenzione alla quantità di sodio che ingeriamo durante l’arco della vita, poiché alcuni recenti studi hanno evidenziato che una delle possibili cause della comparsa dell’ipertensione primaria nei soggetti sopra i 45 anni potrebbe proprio essere rappresentata da una sorta di “abitudine” del rene a captare discrete quantità di sodio, chiedendone sempre di più fino a superare la soglia limite ed arrivare alla comparsa dell’ipertensione.
Cosa fare contro la ritenzione idrica
Il nostro organismo è composto per circa il 60% da acqua, e di tutta quella che beviamo, il 99% viene escreto attraverso le urine. Per questo motivo, rimanere idratati con almeno 1,5 litri d’acqua al giorno rappresenta l’unico modo per non andare incontro a disidratazione.
Nei soggetti anziani in particolare, quando la sensazione di sete affievolisce con l’età, la disidratazione rappresenta un disturbo molto frequente, specialmente in estate.
Infine, altri rapidi accorgimenti contro la ritenzione potrebbero essere:
- Uno stile di vita poco sedentario, ricco di camminate, che migliora la circolazione linfatica
- Calze elastiche a compressione graduata contro il ristagno di liquidi
- Pediluvio con sali da bagno, (ma attenzione a non disidratare la pelle!)
- Massaggi drenanti nei centri specializzati
- Tisane a base di thè verde ed altri.