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Tricopigmentazione: cos’è e quando serve

Si tratta di un argomento di cui si sente molto parlare, ma non tutti hanno ben chiaro che cos’è esattamente la tricopigmentazione e quando può servire

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Si tratta di un argomento di cui si sente molto parlare, ma non tutti hanno ben chiaro che cos’è esattamente la tricopigmentazione e quando può servire.

La perdita di capelli è un fenomeno molto diffuso, che solo in Italia affligge milioni di persone, per la maggior parte uomini. Nonostante sia uno degli inestetismi estetici percepiti con più disagio, esistono delle efficaci soluzioni per contrastarlo. Una di queste è la tricopigmentazione, che negli ultimi anni si è affermata come tecnica privilegiata per un gran numero di situazioni.

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Nonostante sia un termine ormai conosciuto e diffuso, non tutti sanno precisamente cos’è la tricopigmentazione, come si fa e in quali situazioni può servire davvero. Istituto Helvetico Sanders, da oltre trent’anni specializzato nel trattare problematiche di calvizie e alopecia, consiglia sempre ai propri pazienti di sottoporsi ad una prima analisi della struttura del capello e solo in un secondo momento consiglia la soluzione ideale. Scopriamo quindi in quali casi la tricopigmentazione può essere applicata con successo per trattare la calvizie.

Che cos’è la tricopigmentazione?

La tricopigmentazione è un trattamento non invasivo che permette, attraverso l’introduzione di uno specifico pigmento colorato nel cuoio capelluto, di creare artificialmente la presenza dei capelli in modo altamente realistico.

Grazie a questa tecnica, si crea infatti un effetto di maggiore densità negli spazi della cute soggetti a diradamento, oppure si può ricostruire l’intera capigliatura in caso di calvizie più importante. L’effetto da vicino è quello di capelli rasati, mentre visto nel suo insieme si ha l’effetto ottico di una maggiore quantità di capelli.

Anche se in molti credono che sia come farsi un tatuaggio, in realtà i pigmenti colorati utilizzati nella tricopigmentazione sono reversibili e non vengono introdotti in profondità come avviene nei tatuaggi, ma subito sotto la membrana dermo-epidermica. Questo significa che l’effetto può essere modulato nel tempo, per esempio quando i capelli cominciano a diventare bianchi e un colore troppo scuro non sarebbe realistico.

Come si esegue la tricopigmentazione?

La tricopigmentazione deve essere eseguita necessariamente da specialisti, utilizzando strumentazioni innovative specifiche per il cuoio capelluto. Si tratta infatti di una vera e propria procedura estetica, utilizzando un ago che ha una struttura molto particolare: è caratterizzato infatti da una superficie liscia, che permette di creare un microscopico foro nella cute, e da una struttura ruvida, che non lascia scivolare via il pigmento colorato ma consente di rilasciare sempre la stessa quantità di pigmento.

Il deposito avviene piuttosto in superficie, a soli 0,5 mm sotto la membrana dermo-epidermica.

Si tratta di una tecnica assolutamente non dolorosa, quindi non è necessaria nessuna anestesia, e non ha nessun effetto collaterale quindi si può tornare alle proprie attività non appena si conclude la seduta. Ogni seduta dura al massimo 2 ore e, già dal primo trattamento, si noterà un maggiore infoltimento.

Tutti possono fare la tricopigmentazione?

La tricopigmentazione si rivela una tecnica utile in molte situazioni: può aiutare in caso di alopecia, diradamento e calvizie ma anche per coprire cicatrici dove i capelli non possono più ricrescere.

In genere viene consigliata agli uomini, proprio perché l’effetto che si ottiene è quello di una rasatura, quindi meno adatto alle esigenze delle donne o di chi vuole portare i capelli lunghi. Può essere un trattamento collaterale al trapianto di capelli, per ottenere un effetto di maggiore densità, e non ci sono controindicazioni ad eseguirla dopo aver rimosso una protesi.

Quando non si può fare la tricopigmentazione

Ci sono poi delle casistiche in cui la tricopigmentazione non può essere eseguita.

  • Capelli bianchi, biondo chiaro o rossi, perché il pigmento ha una colorazione più scura.
  • Dermatite seborroica o follicolite in fase attiva.
  • Malattie croniche del cuoio capelluto, ad esempio la psoriasi.
  • Pelle particolarmente sottile, lassa, ipertrofica o ustionata.

Proprio per escludere tutte queste situazioni e altre particolari caratteristiche del cuoio capelluto che comprometterebbero il risultato, è fondamentale sottoporsi ad un controllo preliminare.

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