Infarto e nuove speranze nella terapia genica

Cos'è l'infarto del miocardio, sintomi, cause e fattori di rischio. Una terapia genica rivoluzionaria

Con il termine infarto si intende una necrosi tessutale dovuta ad un ischemia, cioè ad una grave carenza di flusso sanguigno del distretto interessato.

La necrosi è un tipo di morte cellulare, nella quale le membrane cellulari si sfaldano, e si ha liberazione delgli enzimi cellulari, i quali digeriscono la cellula. Alla necrosi segue il processo infiammatorio, utile per eliminare i detriti ed avviare la riparazione. Nei tessuti che non rigenerano post nascita, ne residuerà del tessuto cicatriziale.

L’infarto del miocardio

L’infarto cardiaco si ha quando un trombo( coagulo sanguigno) provoca l’interruzione improvvisa del flusso sanguigno nell’arteria coronaria, la quale porta il sangue ad una parte del tessuto cardiaco.

Se l’interruzione del flusso sanguigno si protrae nel tempo può danneggiare o distruggere( necrosi) porzioni del miocardio ( muscolo cardiaco). Nel caso che il flusso sanguigno venga ripristinato in tempi ridotti, il danno al cuore può essere evitato o limitato.

Per questo è fondamentale, accedere immediatamente in ospedale, qualora si riconoscano i sintomi dell’infarto.

Riconoscere i sintomi dell’infarto cardiaco

Tra i sintomi principali rientrano:

  • Senso di oppressione toracica, localizzato al centro del petto che ha durata di molti minuti ( 20 minuti), non si interrompe e non risponde alla somministrazione farmacologica.
  • Il dolore acuto può estendersi alla spalla, al braccio ed alla schiena. A volte può interessare anche la mandibola.
  • Fastidioso dolore alla bocca dello stomaco, talora con nausea e vomito
  • Mancanza di respiro, svenimento, sudorazione fredda.

In alcuni casi, tuttavia certi infarti possono essere silenti (cioè il paziente non avverte alcun sintomo).

Le complicanze

Il tessuto necrotico cardiaco  è sostituito da tessuto cicatriziale afunzionale, ecco perchè secondo il danno subito ( area cardiaca ed estensione del danno) si possono avere:

  • Aritmie, cioè ritmi cardiaci anomali
  • Insufficienza cardiaca; in questo caso il tessuto cardiaco danneggiato è tale che la restante parte funzionante non pompa in maniera adeguata il sangue nell’organismo.  La riduzione del flusso sanguigno ad organi e tessuti, e determinare stanchezza, mancanza di respiro, gonfiore alle caviglie.
  • Le aree di muscolo cardiaco, indebolite dall’infarto, si possono lacerare causando la rottura del cuore.
  • In alcuni casi possono verificarsi, a seguito di un infarto, problemi alle valvole cardiache.

Cause dell’infarto cardiaco

L’infarto si ha quando una o più arterie coronarie( che portano ossigeno al cuore), si chiudono.

Le arterie coronariche possono restringersi per accumulo di colesterolo( placca).

Questo processo viene indicato come aterosclerosi.

Durante un infarto, una placca coronarica si rompe, e si forma un trombo che blocca il flusso di sangue.

Se una persona presenta coronarie ristrette per l’aterosclerosi, si dice che è affetta da coronaropatia.  La maggior parte degli infarti è divuta alla malattia coronarica.

Altre cause di infarto sono gli spasmi dell’arteria coronarica, indotti da droghe come la cocaina. In alcuni casi l’infarto può essere dovuto a trombi, che staccandosi da altri distretti, vanno ad occludere le arterie coronarie.

Il rischio cardiovascolare aumenta secondo alcuni fattori

Tra questi fattori si ricordano:

  • L’età, gli uomini sopra i 45 anni e le donne sopra i 55 sono più sottoposti ad aterosclerosi delle coronarie
  • Il sesso. Solitamente gli uomini sono più esposti. Nelle donne aumenta il rischio dopo la menopausea.
  • Il fumo. Esso favorisce il deposito del colesterolo nelle arterie, rallenta il flusso sanguigno, ed aumenta il rischio di trombi.
  • Il diabete, aumenta il rischio di aterosclerosi ed infarto
  • L’ipertensione arteriosa, in quanto la pressione alta può causare danno alle arterie.
  • L’ipercolesterolemia e l’ipertrigliceridemia, aumentano il rischio di aterosclerosi coronarica.
  • La familiarità alla malattia cardiovascolare
  • Lo stress, tramite attivazione ormonale
  • L’obesità, poichè solitamente associata ad elevati livelli di colesterolo, a pressione alta, e rischio di diabete.
  • L’uso di droghe come amfetamine e cocaina, poichè possono provocare spasmo delle arterie coronarie.

Le nuove speranze nella terapia genica

I postumi di un infarto, possono essere invalidanti, come abbiamo accennato. Ecco perchè questa sperimentazione porta nuove speranze.

Questa sperimentazione è stata pubblicata sulla rivista Natura. L’hanno coordinataMauro Giacca, del Centro internazionale di Ingegneria genetica e biotecnologia di Trieste, insieme a Fabio Recchia della Scuola Sant’Anna di Pisa.

Gli animali utilizzati per la sperimentazione sono i suini, in quanto il loro cuore mostra caratteristiche anatomiche e fisiologiche molto simili a quello umano.

La terapia effettuata nei maiali colpiti da infarto , è riuscita a riparare il cuore danneggiato.

Nel cuore dei maiali colpiti da infarto, sono state trasferiti sequenze geniche (microRNA-199), grazie ad un trasportatore( un virus reso inoffensivo).

Il risultato è stato sbalorditivo. Infatti, hanno spiegato i ricercatori, le cellule contrattili del cuore smettono di formarsi dopo la nascita, e durante il corso della vita diminuiscono per vari motivi, come può essere un infarto.

Gli scienziati hanno spiegato che in un animale di grande taglia , è stato possibile attraverso questa tecnica, risvegliare le cellule cardiache risparmiate dall’infarto, e riparare così il cuore.

In pratica si tratta di antichi meccanismi rigenerativi, presenti ancora in pesci e salamandre, che gli uomini, come i maiali hanno perso.

Questo trattamento è stato condotto attraverso un virus modificato e non consente di dosare correttamente i micro-RNA, né valutare gli effetti nel tempo.

I ricercatori si augurano di poter usare i micro-RNA come un farmaco sintetico, e darlo subito dopo l’infarto. Questo è stato già fatto nei topi, e stanno testando la tecnica di somministrazione anche nei maiali.

Se tutto procederà bene, come si augurano, entro 5 anni sperano di aver concluso la sperimentazione clinica sull’uomo.

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